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Giorno del Ricordo 2020

Negazionismo e mancanza di rispetto: é questa l’aria che si respira prima e durante la giornata del 10 febbraio.

Potrebbe sembrare una data come tante altre, ma non lo è:

si tratta del Giorno del Ricordo, istituito per conservare e ricordare la tragedia vissuta dagli italiani martirizzati dal 1943 al 1945.

 

 

Ma di ricordare molti non ne hanno intenzione: basti pensare alla censura della mostra di Krancic, disegnatore italiano particolarmente sensibile al tema delle Foibe, in quanto esule a solo un anno dalla città di Fiume. Tale censura é stata definita da alcuni una “questione di educazione e di buon senso”, alla quale il disegnatore non ha potuto obiettare altro se non che le critiche vengono da chi nel 2004 “ha inghiottito a forza il boccone amaro delle Foibe”, trovandosi però ogni anno a cercare di censurarla non ammettendo la reale intenzione, cioè quella di eliminarne il ricordo.

 

Altro esempio è il recente episodio, il quale ha visto vandalizzati la lapide posta a Casale Monferrato, nell'Alessandrino, e una stele a Pomezia entrambe in ricordo della tragedia che ha visto migliaia di italiani colpevoli di essere “dalla parte sbagliata”, perdere la vita per mano dei partigiani comunisti jugoslavi agli ordini di Tito.

 

 

Ieri, 9 febbraio, il presidente della Repubblica Mattarela ha rilasciato una dichiarazione nella quale non solo ricorda la tragedia, ma la definisce come una vera e propria “pulizia etnica” effettuata dai comunisti jugoslavi. Sono terribili le sofferenze vissute dagli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, i quali alla fine della Seconda Guerra Mondiale, “conobbero la tristezza di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo. Quest’ultima scatenò una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole" afferma il presidente della Repubblica, il quale continua definendo questi tragici eventi come “una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono il dovuto rilievo”.

 

“Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità”; si ricordi come vennero trattati gli esuli istriani una volta saliti sul cosiddetto “Treno della vergogna”, il convoglio ferroviario che trasportò ad Ancona coloro che costretti ad abbandonare Istria, Quarnaro e Dalmazia. Alla stazione di Bologna, dai microfoni di ferrovieri sindacalisti Cgil e iscritti al Pci, fu diramato questo annuncio: “Se i profughi si fermano per mangiare, lo sciopero bloccherà la stazione”. Il convoglio con gli esuli istriani venne preso a sassate, altri lanciarono pomodori, sputarono sui profughi. Altri, ancora, arrivarono a buttare addirittura il latte destinato ai bambini istriani, che versavano in grave stato di disidratazione. Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante” appunta Mattarella.

 

Oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l'odio, la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza."

 

 

La verità é che i morti dovrebbero essere tutti uguali e verso di essi andrebbe mostrato rispetto e umana pietà, indipendentemente dalle differenze ideologiche; purtroppo c’è qualcuno che non la pensa così.

 

 

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