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Anni di dolore, omissioni, vergogna.

Ma nessuno ha mai davvero dimenticato.

Nessuno ha mai smesso di amare la propria casa.

L’amore per se stessi e per quello che si è non può essere strappato.

Lo dimostrano tutte le volte che abbiamo visto i simboli delle terre perdute, ogni volta che un esule – di prima, seconda o terza generazione – ha raccontato in una scuola, in una biblioteca, in un bar la propria storia e il profumo della propria terra, ogni volta che una strada o una piazza hanno cambiato nome per omaggiare i martiri di questa tragica storia e ogni volta che un italiano ha detto “Questa storia va raccontata” e poi alla domanda “Quindi sei di là? Hai origini istriane?” ha risposto “No. Sono Italiano”.

La Legge n.92 del 30.03.2004  riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e degli esuli istriano-dalmati, costretti ad abbandonare le loro case dopo la cessione di Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia a seguito della sconfitta dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale.

 

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